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January 13 Nuova paginaHo deciso di cambiare. Questo è l'ultimo post su questo
spazio. January 10 Sarò un pò naiveIO: Guarda il video a questo link: http://edition.cnn.com/video/#/video/politics/2008/01/06/dem.gop.hug.abc?iref=videosearch . Ora cosa pensi se ti dico che mi piacerebbe proprio tanto vedere una roba del genere in Italia? TU: Ma tanto è tutto falso, si stanno abbracciando solo perchè ci sono costretti, leggendo il labbiale vedresti che si dicono "Li mortacci" oppure "Ti aspetto fuori"o ancora "Scè, ti spezz e ccosce". Nessuno ci crede, neanche il pubblico, neanche il presentatore che ha invitato i candidati sul palco! IO: Ti dico che un minimo di rispetto quei tipi devono averlo l'uno dell'altro per trovarsi assieme, parlarsi, abbracciarsi (abbracciarsi!). Tu ce li vedi i politici di casa nostra a fare una cosa del genere? TU: Mah, magari è un pò come quel "terzo tempo" che hanno introdotto per il campionato di Serie A. Poi negli spogliatoi - o dietro il palco - i tipi voltano le spalle agli altri e continuano ad ignorarli. IO: Ma non sarebbe già un bel passo in avanti riuscire a vedere cosi da noi i candidati delle prossime elezioni? Credo che un pò di invidia questo video debba darla a noialtri. Sarò un pò naive? January 07 LeoniaLa città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall'ultimo modello d'apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia
d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio
schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali
d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di
porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute
comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono
buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera
passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e
diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una
ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il
loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un
rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una
volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede:
fuori della città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai
devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste
s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi
che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la
spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a
fermentazioni e combustioni.
E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta
da ogni lato come un acrocoro di montagne. Il risultato è questo: che più
Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in
una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva
tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che
s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e
lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo
sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale,
immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé montagne di
rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da
crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione
ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti
in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano,
si mescolano.
Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un
barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spogliato rotoli dalla parte di
Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori
secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di
respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un
cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della
metropoli sempre vestita a nuovo. da Le città invisibili (1972) - Italo Calvino
January 02 Luiss a impatto zeroAlcune proposte "piccole" per cambiare "in grande" la nostra università..
- Preferire prodotti biologici, perchè rispettano la terra non utilizzando pesticidi, diserbanti, concimi chimici che inquinano e consumano energia (già oggi l’Italia è il primo produttore Bio in Europa). - Preferire prodotti locali, così da ridurre l’inquinamento e lo spreco energetico dovuti al trasporto della merce da luoghi di produzione lontani (viaggiando di meno poi, i prodotti sono più freschi e non hanno bisogno di conservanti). - Scegliere prodotti stagionali, perché i costi per produrre e distribuire prodotti fuori stagione è maggiore, e il loro apporto nutritivo è indubbiamente minore. Benché la superficie terreste sia
coperta per il 71% da acqua, l’acqua dolce potenzialmente disponibile
rappresenta solo lo 0,008% dell’acqua totale. Secondo le stime dell’UNESCO, dal
1950 al 1995 la quantità d’acqua disponibile è passata da 17.000 a 7.500 m3. - Preferire l’acqua di rubinetto all’acqua imbottigliata, offrendo in mensa l’opportunità di scegliere acqua in brocca. L’acqua distribuita dagli acquedotti, infatti, è buona, controllata, comoda (arriva in casa) e poco costosa. - Si può ridurre del 50% il consumo di acqua calda e fredda dai rubinetti attraverso l’installazione di riduttori di flusso (poco costosi e montabili in pochi minuti). L’alluminio è tra i rifiuti più altamente inquinanti se disperso in natura ed è anche tra i più costosi – in termini energetici e ambientali – da estrarre dalle miniere. Eppure l’alluminio è tra i pochi materiali riciclabili al 100% e all’infinito (con 5 lattine di alluminio, si può produrre una moka). - Avviare una partnership con una società specializzata nello smaltimento dei rifiuti – cui si rivolgono già numerosi uffici nella città di Roma – per assicurarsi un positivo trattamento e recupero dei rifiuti prodotti all’università. - Sistemare nei corridoi delle aule universitarie, degli uffici e degli altri edifici dei sacchetti per la differenziazione dei rifiuti (sul semplice modello della Stazione Termini) con quattro possibili scelte: o Carta, o Vetro e plastica, o Alluminio, o Indifferenziata. - Assicurarsi che tra i rifiuti della mensa universitaria, venga replicato lo stesso schema di differenziazione dei rifiuti, aggiungendo a questo la categoria dei rifiuti organici (i quali possono essere smaltiti tramite tecniche di compostaggio). - Sistemare di fianco ad ogni stampante o macchina fotocopiatrice un cesto per il riciclo della carta (così come vi è già quello per la raccolta dei toner utilizzati).
Edilizia Secondo le valutazioni del Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università “La Sapienza”, l’Italia potrebbe produrre quasi 550 miliardi di kWh/anno di energia elettrica con le fonti rinnovabili (oggi il consumo italiano di elettricità è di circa 300 miliardi). - Installare pannelli solari (per catturare l’energia del sole ed utilizzarla per la produzione di acqua calda, che mediamente richiede il 20% dell’energia elettrica) e pannelli fotovoltaici (per trasformare l’energia solare in elettrica da utilizzare per gli usi propri ed eventualmente vendere al gestore elettrico). Grandi benefici economici sono garantiti sia ex ante dagli incentivi statali per l’acquisto e la sistemazione di tali pannelli, che dal risparmio energetico in itinere e dalla possibilità di rivendere al gestore della rete l’energia elettrica prodotta in eccesso (secondo prezzi di vantaggi garantiti per legge). - Installare delle raggiere per il parcheggio delle biciclette all’interno dell’università.
Illuminazione - Installare lampade fluorescenti compatte, che durano circa 10 volte di più di una lampadina tradizionale e con un ben più alto livello di rendimento. - È importante inoltre tenere pulite le lampadine: la polvere che vi si deposita sopra può ridurre il livello di illuminazione, inducendo a pensare di avere bisogno di un maggior numero di lampadine, o di più potenti.
Riscaldamento Considerato che corrisponde in media al 70% del consumo energetico domestico in Italia, il riscaldamento è la parte di ogni costruzione che incide maggiormente sul bilancio (economico e ambientale). - Fissare una temperatura diversa per ogni stanza. Se nelle aule universitarie possono essere necessari 20°, nel corridoio possono bastare 16°. - Più caloriferi da tenere a temperature meno elevate sono più efficienti che pochi caloriferi bollenti. -
Controllare che l’isolamento termico degli
edifici venga tenuto costantemente ai massimi livelli di efficienza, con
particolare attenzione a porte e finestre.
December 28 CredoCredo nella semplicità. Credo che si muoia di indifferenza, di quella contrabbandata per impotenza di chi dice <Mi dispiace ma non posso>. Credo nella politica della società civile. Credo nei brividi di un fuoco al campo scout, nella Strada e nella scelta cui ti costringe. Credo nel silenzio. Credo che la diossina stia seppellendo la mia terra, ma credo ancora nella differenziata, nelle bici e nelle lampadine fluorescenti. Credo che a volte le bugie si debbano dire. Credo di stirare bene e di saper costruire una tenda. Credo di avere i piedi grandi. Credo che a salute è a prima cosa. Credevo a Babbo Natale, alle camicie di flanella e ai pantaloni larghi. Credo che a trent’anni crederò a vino, jazz e poltrone Ikea, o forse no. Credo che le famiglie della Mulino Bianco non esistano e credo che Revolver sia più bello di Sgt Pepper. Credo che chi non ci è passato non possa proprio capirne niente. Credo che ci si debba sporcare le mani e credo proprio di non voler “contare i denti ai francobolli”. Credo nella comunione e nella solidarietà. Credo di non aver chiesto aiuto ma credo di averne avuto bisogno. Credo a volte di saperne abbastanza ma credo sempre di essere incompleto. Credo di essere fortunato. Credo al fascino discreto della borghesia e alle strade vuote la domenica dopo pranzo. Credo che la margarina fa male e il burro un po’ meno. Credo che l’aspartame è un nemico pubblico dell’uomo. Credo di non capire la poesia, credo al Drugo e credo che Il Principe non sia niente male. Credo che come Antiseri e Pellicani nessuno mai. Credo che riuscirò presto a vedere Gerusalemme e Beirut. Credo nella cortesia e “a quel tale che dice in giro che l’amore porta amore”. Credo all’entropia e ne ho paura. Credo che tutto stia andando a rotoli. Spero che “la bellezza salverà il mondo”. December 24 "Auguri scomodi""Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi
dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti
l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di
calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga
al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Don Tonino Bello November 18 LibertàIl problema è che non me ne frego niente. Certo, facile
giudicare così. Guardi da lontano, non sai chi sono, cosa faccio, quali sono i
miei desideri o i miei pensieri. Tu credi che io sia egoista. E tanto basta ad
appiccicarmi un'etichetta che non vola più via. La responsabilità - ecco le tue belle parole - "non c'è libertà senza responsabilità". Sembri possedere la verità, credi di conoscere la soluzione a tutti i problemi del mondo. Ma non c’è verità in questo mondo, e soprattutto non c’è uno straccio di giustizia che possa difenderti. Risparmia i tuoi discorsi per gli amici della parrocchia e pensa invece a farti i fatti tuoi. Metti i soldi da parte, hai imparato anche l'inglese, vattene, parti per l'Inghilterra, la Svezia se ci riesci. Credi di poter cambiare le cose, vuoi cambiare la gente. E non hai capito la lezione più importante in questa vita: proteggiti, non esporti, cura sempre i tuoi interessi e preparati per i momenti difficili. Se vuoi comprare la caldaia ecologica fai pure, non sono uno scemo a pensare che non serva, ma certo non credere che sarai tu a bilanciare l’inquinamento delle centrali a carbone cinesi. E non sarai tu a trovare una soluzione per l’AIDS dell’Africa, la sovrappopolazione indiana o il muro in Palestina. Fintanto che il sistema continua a lavorare così, che differenza credi di poter fare tu? E allora lasciami stare in pace, smettila di agitarti e datti una calmata. Se proprio vuoi prendertela con qualcuno, bene inizia con quelli che stanno rovinando il nostro paese, coi ladri, i terroristi, gli stupratori e i mafiosi. Lasciami stare con i tuoi bei slogan e i libri di Martin Luther King. Tu non mi conosci, non sono io il cattivo dei tuoi film. Tu non mi puoi giudicare, non ne hai il diritto. Io sono un bravo cittadino. Ho la coscienza a posto. August 25 MartinoIl sole entra dalle vetrate fin dentro il locale. La tenda fuori riesce a parare solo una parte dei raggi mentre quelli che passano si riflettono festanti sul pavimento, fieri di illuminare tutto l’ambiente di un giallo intenso. Il ventilatore soffia pigramente, consapevole di una sua ben magra utilità in questo caldo e prova a ruotare sull’asta per dare una parvenza di democrazia nella distribuzione del vento tra i presenti. A tratti sembra di essere in Sostiene Pereira o in uno di quei romanzi sudamericani in cui il protagonista prova a raccontare la sua storia mentre il narratore scrive del caldo e dell’afa, i veri protagonisti di queste storie, i soli capaci di dare un significato alle camicie di lino e di seta dei personaggi, alla lentezza di ogni loro movimento e a quei ventagli improvvisati da fogli di giornale.
Martino non è cambiato. Porta sempre con fierezza i suoi baffi a spazzola che coprono quasi per intero la bocca e ancora con quei suoi capelli – ormai più grigi che neri – pettinati all’indietro e tenuti da un po’ di gel. Non ricordo esattamente la prima volta che entrai in quel locale ma so bene che quel “barbiere di papà” mi conquistò ben presto, con il suo repertorio di battute, frasi fatte e commenti su ogni cliente che entrava in bottega.
Questa mattina la radio suona Battiato ed io provo a chiudere gli occhi, lasciando guidare la testa dal pettine e dalle forbici. Ogni tanto l’orecchio passa ad ascoltare le discussioni di Martino e dei suoi affezionati clienti. Si parla di cantieri e lavori pubbici, di calcio e delle tette della Bellucci; mi si apre un sorriso sul viso, per quelle cose che col tempo proprio non cambiano mai. Del resto è nella bottega del barbiere che ogni giovane riceve la sua prima educazione sentimentale e sessuale, tra i calendari che competono con quelli di meccanici e camionisti e il carnet di riviste che spazia da Focus a Novella 2000. Nel frattempo alla radio Battiato ha ceduto il passo ad una versione pop di O surdato innamorato che solo l’arzillo vecchietto alla mia destra sembra sinceramente gradire. Il lavoro è finito. A terra ormai i capelli sono tanti, rassegnati ad essere presto spazzati via. Alzo gli occhi e li rivolgo verso lo specchio: di fronte a me trovo una persona diversa, l’uomo nuovo. I capelli, molto più corti, sono stati portati tutti indietro da un pettine coi denti larghi, mantenuti da un bel po’ di gelatina. <Solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo> ripeto a denti stretti, trasformato ormai in un Al Capone versione H&M, con rivoltella nei pantaloni e maglietta a righe.
Il taglio è buono ma il look non mi piace tanto e così, uscito dal negozio e appena girato l’angolo, lancio violentemente una mano tra i capelli di una Chicago anni ’30. La vetrina di una merceria con ago, filo e reggiseno mi rivela il risultato finale: capelli lucenti e scompigliati in pieno stile Maverick, con occhiali a goccia in coordinato che completano il tutto. Compiaciuto, mi guardo ancora un po’, mi sento quasi figo. Dopo qualche secondo trovo dietro la vetrina della merceria la commessa ad osservarmi, per nulla innamorata del pilota bello e dannato e anzi piuttosto divertita della scena che le ho offerto. In un attimo perdo tutto il mio appeal, giro i tacchi e silenzioso mi incammino verso casa. July 26 ItaliaWaveAutostrada, aria condizionata (rotta), due corsie, tre corsie, Sesto Fiorentino, pinoli, campeggio, pass e braccialetto, tenda, punto nero, napoletani, Feltrinelli, caldo, ombra (dove?), docce, Freud, Jung, sonno, amàca, àmaca, zanzare (ovunque), acqua (1.50€), thermos, Protezione civile, senza Manuel, recinzioni, il calippo, Ikea, ergonomico, mirtilli rossi, albicocche, gonna, Gazzelle, Love Festival, picchetto, cordino, Petra Magoni, Ferruccio Spinetti, corde vocali, Main Stage, Psycho Stage, Messer Chups, navigatore, Osmannoro, Pittarello, svincolo, rotonda, Massimo, Michela, Barberino, svoltare a destra, parcheggio, John Lemon, Klimt, sale e pepe, bianchi e neri, XL, Global stage, rap palestinese, Piazza Vittorio, giovane Holden (mannaggia), sicurezza, controlli, lattine, bottiglie, fai il giro lungo, polizia, sveglia, arresti, bancarelle, Martin Mistère, Geldof, la schiena, felafel, chitarre, il basso, The Good, The Bad, The Queen, Vinicio, San Vito, Arezzo, Roberta, Francesco, Amore, Stop. July 13 Sul trenoPerché? Perché questo posto, queste persone, questi vicini e non altri? A cosa è dovuto? In tanti lo chiamano il Caso, quello con la maiuscola, l’entità che governa il mondo. Io credo che se preferisci puoi anche chiamarlo bigliettaio della stazione, sono convinto che non si offenda. Hai presente quando vorresti tanto inserirti in una discussione nei posti dietro di te in treno, ma non sai proprio come attaccar bottone? Metti che due tipi si siano trovati lì ed abbiano attaccato a parlare di Hamas e della situazione a Gaza, del primo Woody Allen e poi dei fiordi norvegesi nei mesi d’estate. Metti che l’uno legga l’International Herald Tribune e l’altro abbia un librone che inizia con Delitto e finisce con Castigo. Metti che invece la tipa che hai di fronte parli un dialetto incomprensibile al telefono con chi supponi sia la madre, gridando (eccome) e sfogliando attentamente le foto del giornale sul triangolo amoroso del calciatore Coco. Ecco, se anche non si tratta di una decisione così chiara e diretta come quella tra Bene e Male, devi ammettere che dedicheresti poco più di una pausa – e breve anche – alla scelta dell’interlocutore preferito. Con ciò non voglio dire qui che il tipo di Dostojevski non possa rivelarsi poi un tipo noioso, un pessimo conversatore o un leghista. Dico solo che ognuno sceglie come presentarti e che oggi non mi va di parlare con qualcuno che abbia fede negli infradito rosa con smalto ai piedi in coordinato. Che fare? I più spavaldi si lancerebbero senza indugi nella conversazione, avvicinandosi di posto e magari rompendo il ghiaccio con un convinto “Salve!”. Per quanto mi riguarda, se anche avessi quella forma di coraggio - e non ce l’ho – sono certo che la addolcirei perlomeno con un “Se posso permettermi” o un più tradizionale “Ho ascoltato la vostra conversazione per caso”. In realtà mi arrendo all’evidenza della mia timidezza e delibero per una più moderata strategia di attesa, che pure in passato mi ha dato ragione due volte (tre se si considera una richiesta ad un tipo di abbassare la tendina, ma non credo che questa conti). Provo dunque ad osservare la conversazione, a voltare il viso indietro e fare capolino con la testa di tanto in tanto, così da far notare il mio interesse. Ecco, si gioca tutto lì, in una manciata di secondi: uno dei due coglie l’insistenza delle osservazioni (mi inizia a far male in collo), si ferma, compie una pausa ed è esattamente in quel momento che mi lancio “Ero interessato a ciò che diceva siccome – sa – ho letto un articolo ieri sul rapporto tra Fatah e Hamas e volevo chiederle…” Fatto! Successo! In verità nulla di tutto ciò è accaduto sul serio. Sul treno quei due tipi non c’erano, così come non c’era la loro conversazione. In compenso la tipa di fronte a me c’era eccome, sono finito a parlare con lei per due ore e alla fine mi sono convinto che Paola Barale non si vede più in tv per un complotto politico-mafioso ai suoi danni. Eggià. July 07 Vita"Quante volte ve lo devo dire? La vita non è perfetta, le vite nei film sono perfette, belle o brutte ma perfette, nei film non ci sono tempi morti, la vita è piena di tempi morti, nei film sai sempre come va a finire, nella vita non lo sai mai".
Radiofreccia June 27 D-dayHo deciso di abbandonare le vesti di talleyrand e di riporre nel cassetto la sua diplomazia. Stavolta non vi sarà tempo per Congressi di Vienna e le ragioni del vincitore saranno le uniche di cui la storia avrà memoria. Sono pronto. Colpirò fra due giorni, ho deciso. All’alba. Attaccherò ai primi raggi del sole, nel sonno dei miei nemici di ritorno dai raid notturni. Mi sono preparato a lungo per questo momento. Ho letto Sun Tzu ed ho appreso dell’equilibrio tra Yin e Yang e della potenza di un attacco a sorpresa. Ho letto il Principe ed ho appreso della golpe e lione, del simulare e dissimulare. Ho anche letto le istruzioni del Risiko e ho capito che l’Oceania è il punto di partenza per ogni vittoria e se hai l’obiettivo di conquistare Asia e Sud America ti conviene abbandonare la partita dal principio. Mi sono fatto una cultura. Infine ho preparato il piano. "…we play fair and we work hard and we're in harmony M-I-C-K-E-Y M-O-U-S-E Mickey Mouse! Mickey Mouse! Forever let us hold our banner high. High! High! High! Boys and girls from far and near you're as welcome as can be M-I-C-K-E-Y M-O-U-S-E…" June 22 Heavy, heavy, heavy metalPrendi due gruppi di fan di ritorno da un concerto allo stadio Olimpico. Metti che il concerto sia di Iron Maiden e Motorhead. Supponi quindi che tutti vestano con jeans scuro, t-shirt nera con teste di morti, cappellino (o variante berretto) con piercing e toppe, il tutto condito con capelli lunghi e barbe incolte. Metti che il più grande abbia comunque non più di 20 anni. Tieni a mente che le lingue ufficiali siano i dialetti montorese e pratolano (che pure hanno le loro somiglianze). Sistema il tutto suoi posti del pullman giusto avanti a te e avrai tre ore di emozioni continue. “No uagliù, stavati in tribuna? Uanima e che siti venut’a ffà” “S’adda stà sotto o palco, s’adda piglià o sudore ri capilli ro cantante”. Magari vuoi dormire sul pullman, sei stanco, vuoi approfittare del dolce cullare dell’Autostrada del Sole (si, proprio così) per recuperare il sonno mancato nei precedenti giorni d’esame. Magari ti basterebbe leggere il tuo bel libro e startene un po’ in santa pace. “Uà, poi ci stava quella vicino a noi, che tto dico a’ ffa. Però era gruossa e teneva pure o uaglione, non era cosa e s’avvicinà”. È in condizioni come questa che maledici te stesso per non aver messo in carica le batterie per il tuo lettore mp3. Magari pensi di chiedere alla tipa al tuo fianco di concederti una cuffia per poter distrarti un po’, poi ti rendi conto che andresti incontro al doppio cd di Gigi D’Alessio e allora ti ritrovi con un rinato interesse nell’affascinante mondo del metal. Eppure scopri un lato “diverso” di questi duri e puri del rock (quello vero, dicono loro). Li ascolti mentre dibattono di chitarre, di riff e caratteristiche tecniche. Litigano per i propri chitarristi preferiti di sempre ed esprimono le preferenze sulle stelle in ascesa nel panorama mondiale e nazionale. Poi ad un tratto vedi il leader tra loro mettersi in piedi, assurgere a Profeta sul monte, pronto ad indicare il nome del nuovo Jimi Hendrix. “O chitarrista ri’ Gazosa”. Il chitarrista dei Gazosa!?! “O ssaccio che è piccirillo, ma è popo bravo”. Gli altri lo guardano attoniti, un po’ increduli. Del resto quando mai un Profeta ha detto cose già sapute? È un Profeta, il suo compito è scuotere le anime, mostrare la via che non pareva percorribile. E questa via si chiama Gazosa, miei cari metallari, e vi toccherà prima o poi mettere in soffitta le t-shirt nere e gli stivaloni in coordinato e prepararvi ad un estate di “Tu tu tu, mi piaci tu”. Magari andrete a cercare la versione live in Tokyo della canzone, ma sappiate che vi aspettano giorni duri tra spiagge, ombrelloni e armadi pieni di camicie hawaiane. Mi raccomando, non dimenticate gli infradito. June 15 ViolenzaLa senti. Si avvicina. Si muove sinuosa, lentamente, quasi a lasciarti intendere di non volersi neppure accostare. Ma tu sai bene che lo desidera. Tu immobile, impassibile, quasi a voler subire uno suo fascino che immobilizza, che rende di pietra e non lascia spazio a movimenti. È un gioco di attese, di velleità e continue finte, di sguardi furtivi con ognuno a recitare la propria parte, nell’attesa che giunga il momento di agire. Fallisci. Miseramente, per giunta. Non riesci neppure a toccarla, a raggiungerla con un lembo del tuo giornale accartocciato. Non sono serviti a nulla i documentari di Piero Angela sui coccodrilli del Nilo e le loro prede mattutine. Per quanto tu voglia imitarli (i coccodrilli), per quanto tu voglia tentare di restare immobile per mimetizzarti, le tue prede sono ben più scaltre delle zebre della savana (con tutto il rispetto per le zebre della savana) e tu sei ben più ritardato dei coccodrilli del Nilo (e lo sai). Neppure i film di Steven Seagal sono serviti a nulla se non sei riuscito ad apprendere com’è che fanno gli ex Marine che poi finiscono a fare i cuochi sulle navi ad esser cosi bravi a nascondersi, avvicinarsi e colpire. Non hai appreso da McGiver come fare tesoro di ogni singolo oggetto in camera né ti sei munito degli ultimi ritrovati tecnologici di cui James Bond fa uso nelle sue missioni. Ma tutto ciò tanto non importa. Scottano ancora sul tuo corpo i segni indelebili delle sue violenze passate. Per quanto tu possa prepararti ad essa, la zanzara vince sempre. Comunque. May 29 Alta fedeltà (parte II)continuando sulle orme di Nick Hornby e delle sue classifiche... PRIMO DISCO ACQUISTATO: fino ai 12 anni ho ascoltato solo musica classica, tutti i dischi che sono in casa (Mozart e Debussy in testa). Il primo cd comprato arriva tardi e credo sia The Doors, il primo album dei Doors. ULTIMO DISCO ACQUISTATO: un paio di vinili presi ad un
mercatino con Roberta tra cui George Harrison, i Rolling Stones e Gene Vincent. LA
CANZONE CHE VORRESTI AVER SCRITTO TU: Redemption song di Bob Marley. QUELLA CHE PIACE AI TUOI GENITORI NELLA TUA COLLEZIONE: Scarborough Fair di Simon & Garfunkel QUELLA CHE NON CONOSCERESTI SE NON FOSSE PER UN TUO AMICO: Voodoo Child (ma mille altre ancora) grazie a Francesco, a parlarne per ore tra i banchi del liceo. QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA PRIMA COTTA: Trouble dei Coldplay. QUELLA CHE TI FA PENSARE ALLA SOLITUDINE: Everybody’s gonna learn sometimes di Beck. QUELLA PER QUANDO SEI INCAZZATO: (soprattutto se incazzato con qualcuno) Like a rolling stone di Bob Dylan. QUELLA CON IL MIGLIORE ASSOLO DI CHITARRA: Free bird dei Lynyrd Skynyrd. QUELLA CON IL MIGLIOR FINALE: Time dei Pink Floyd QUELLA CHE PIU' TI ESTRANIA DALLA REALTA': Exit music (for a
film) dei Radiohead. QUELLA CHE TI SCACCIA LA TRISTEZZA: You can’t always get what you want dei Rolling Stones e Have you ever seen the rain again dei Creedence Clearwater Revival. LA MIGLIORE COLONNA SONORA: il tema di <Se mi lasci ti cancello> di Jon Brion. LA MIGLIORE COVER: Piece of my heart, Janis Joplin. QUELLA CON CUI SOSTITUIRESTI "WE ARE THE CHAMPIONS": argh… QUELLA DA CANTARE SOTTO LA
DOCCIA: Il tempo di morire di Battisti. QUELLA CHE TI FA SORRIDERE OGNI VOLTA: Samantha di Daniele Silvestri. QUELLA CHE TI FA VENIRE VOGLIA DI BALLARE: Never can tell di
Chuck Berry QUELLA CON UN BEL TITOLO: Verranno a chiederti del nostro amore di De Andrè. QUELLA PIU' DOLCE: Ninnananna dei Modena City Ramblers. May 07 Equilibrio presuntoHo scritto un racconto. È opera di fantasia (nulla è ciò che sembra).
Non vi fu rabbia. Ho la responsabilità di precisarlo per non lasciarvi intendere che la mia decisione sia sorta in maniera repentina ed ingiustificabile. Non sono una persona irascibile, conduco una vita serena e colma di sguardi di approvazione da parte di anziane signore cui cedo il posto sull’autobus. Per questo vi chiedo di considerare la mia persona e di lasciarmi spiegare i difficili momenti trascorsi in quella casa, nella speranza che comprendiate fino in fondo le ragioni del mio gesto. Vi prego innanzitutto di riconoscere la difficoltà di convivere con una persona che non conosca il nome di Quentin Tarantino. Comprendo che tale ignoranza non fosse il frutto di una decisione volontaria né tantomeno una consapevole opera di rimozione ma non è forse questo il capo di accusa più grave? Si trattava di ignoranza pura e semplice, sfacciata, perfino orgogliosa della propria quieta distanza dai burrascosi mari della conoscenza e della cultura. Non era possibile accettarla. Quella casa non era un riparo dal mondo esterno. Non era il rifugio cui fare ritorno la sera dopo ore spese all’università. Non lo era per me, almeno. Quella casa era il teatro di una immensa battaglia. Ogni cassetto, armadietto o ripiano del frigo era una superficie recintata, sorvegliata, ben distinta con colori e bandierine come accade per i territori del Risiko. Piccole schermaglie potevano accadere nella cucina ma i colpi in apparenza innocui erano i più efficaci nell’affermare il proprio dominio. Da alcune settimane accadeva che sul mio ripiano del frigo si ritrovassero alimenti non miei. Senso civile e buona educazione suggerivano di rispettare l’altro e di non dare conto a queste “piccolezze”. Io in realtà avevo ben inteso il senso di quel gesto, pura e semplice aggressione perpetrata a mio danno, parte di un progetto di lento logoramento di cui ero vittima. Sul mio ripiano cominciavano a comparire dei vasetti di vetro, coloni del ripiano inferiore, ormai in rapido sviluppo demografico. Non ho dimenticato la prima aggressione. Si trattava di un vasetto di vetro, con dei piselli all’interno. Sul coperchio una scritta: <piselli>. Amorevole cura o innocente stupidità, Vostro Onore? Cosa poteva aver mosso la mano di una madre a scrivere quelle inutili quanto incredibilmente curate etichette? Piselli in evidenza con etichetta <piselli>. Non era forse questa una provocazione alla mia intelligenza, un’offesa alla mia capacità di realizzare sinapsi rapide ed efficaci? Evidentemente non v’era nulla di offensivo per colui il quale ogni sera riversava nella padella il contenuto di uno dei vasetti, per sedersi poi affianco ai fornelli, con una forchetta tra le mani e gli occhi fissi su qualche notizia sportiva nel giornale. Ben presto, in quel frigo i piselli furono raggiunti dai vari <fagioli>, <ceci> e <spezzatino con sughetto ai funghi>, guidando in poco tempo quell’ecosistema ai livelli di densità delle strade di Bombay. Poi una sera l’evento fatale. Le sue parole. <Io sono contrario alla raccolta differenziata>, aveva detto. Nei secondi successivi non riuscivo a reagire, incapace di costruire una risposta sensata di fronte ad un’affermazione del genere. È disarmante, ne converrete. Avrei potuto accettare la sua contrarietà alla Turchia in Europa, al mass dumper della Renault, ai film di Vanzina. Avrei potuto ammettere una sua idiosincrasia verso i professori, il governo, Yoko Ono. Non riuscivo a comprendere le ragioni di una contrarietà alla raccolta differenziata, mi seguite? Non si può essere contrari alla raccolta differenziata! Come si comporta il nemico della differenziata? Cosa può fare? Scendere di notte in strada e di nascosto gettare il giornale nel cesto della plastica? Tappare i cassonetti con del silicone? Gettare le carte delle merendine tra i metalli? L’attivista più originale potrebbe pensare di cambiare le etichette dei cassonetti, in modo da confondere le persone. C’è forse di questa gente in giro? Si può dire di non credere nella raccolta differenziata, si può pensare che non serva a nulla, che sia uno sforzo inutile. Si può ammettere di non considerarla un sacrificio di cui volersi fare carico. Si può perfino ricorrere al rassicurante pensiero che in fondo i rifiuti finiscano tutti assieme in una discarica alle porte di Ostia. Non riuscivo a muovermi, dunque. Mi bloccava quel suo sorriso fisso su di me, stupito ma contento della mia incapacità di reagire. Allora sulle sue labbra lessi la soluzione. Il suo ghigno mi diceva di crearla, di darle vita. La bomba. Uno strumento al suo servizio, al servizio della sua ignoranza. Spesi alcuni giorni a pensare ai dettagli del progetto, mai con volontà di rifuggire al compito affidatomi. Decisi che avrei sistemato la bomba dentro un libro: era il bestseller del momento, il classico thriller con misteri da svelare e morti da vendicare. Avrei riposto la bomba nel libro, pronta ad esplodere appena qualcuno avesse provato a sfogliare quelle pagine. Avrei lasciato il libro in cucina, sul mio armadietto (nel mio territorio), ben conscio che il rispetto dei confini anche stavolta non avrebbe fermato la sua natura. Appresi la notizia al telegiornale, dalle panche della mensa dell’università, mentre ero a pranzo con i miei amici. Una esplosione che aveva fatto saltare in aria un appartamento al centro di Roma, molti danni, un ragazzo colpito. I miei amici mi guardarono. Io continuai a mangiare, finii il mio piatto. La polizia arrivò poco dopo e mi portò via. Alcuni sostengono che fossi inconsapevole delle conseguenze del mio atto. È falso. Il mio avvocato ha affermato che io non ricordi nulla del delitto, ma sbaglia e per questo motivo ho chiesto di difendermi da solo in quest’aula. Io ero consapevole, Vostro Onore. Lo sono sempre stato. Se la legge mi condanna, pagherò. Ma vi dico che se la legge di questo Stato mi giudicherà colpevole, qui si compierà la più grande ingiustizia di questo secolo. Poiché non mia fu la colpa di quell’evento. Non fui io l’assassino, non le mie mani né la mia opera. Ad ucciderlo fu la sua stessa ignoranza, il limitato orizzonte delle sue aspirazioni e la sua repulsione verso la cultura. Io ho agito quale strumento innocente mosso dalla sua mediocrità, Vostro Onore. Io ho solo posto una scelta dinanzi a lui. Ed ho atteso che la compiesse.
March 27 della Chimera e della paura che mi faIn una di queste fredde sere avellinesi, qualche deficiente deve essersi proprio divertito un sacco. Per chi è nato ad Avellino, la Fontana dei Tre Cannuoli è uno dei monumenti del centro storico, uno tra i pochi simboli della città ma uno di quelli di cui vado più fiero. Mi piace, è semplice. Ed ecco cosa succede: qualche deficiente (bene ribadire) prende la sua cara bomboletta spray nera ed imbratta la fontana da sinistra a destra con relativi simboli politici (stella e croce celtica) e scarabocchi vari. Il Mattino del giorno dopo dedica una foto in copertina con relativo articolo di sdegno, se ne parla un pò, si raccolgono le lamentele degli "era meglio quando si stava peggio" e le promesse di "tolleranza zero" dei politici ma nel frattempo - dopo una settimana - le scritte sono ancora lì. La fontana di Bellerofonte (così si chiama in realtà, per via della piccola statua al centro con l’eroe mitologico) fu realizzata nel Seicento da Cosimo Fanzago il quale – Roberta insegna – era un “autorevole esponente” dell’arte barocca. Tanto per intenderci, il Fanzago è l’architetto che costruì la Certosa di San Martino a Napoli (sì sì, ho preso appunti). Ora mi chiedo: perché quel ragazzo ha scritto la sua frase su uno dei simboli cittadini? Perché? Cosa ne guadagna? Notorietà? Fama? Adesso può mostrare ai compagni di classe il filmato sul telefonino in cui fa l’artistello del c… (si, sono un po’ arrabbiato) e magari trovare per questo una ragazzina che gli vada dietro? E naturalmente nessuno se ne frega. Nessuno. Perché dopotutto qualcuno ripulirà via quelle frasi e tutto tornerà nella solita – sicura – quiete dell’indifferenza. Panta rei, lasciamo scorrere anche questo, abbandoniamoci al rassicurante ondeggiare del chissenefrega e ricordiamoci che i nostri figli, loro no, non lo farebbero mai. Lo scorso anno Baricco pubblicava su Repubblica una serie di riflessioni – poi raccolte in un libro - sui “nuovi barbari”, sulla nostra civiltà e su cosa la stia distruggendo. Ricordo della discussione che ne scaturì e dell’interpretazione che molti diedero sul forum dei barbari come dei giovani, noi giovani che demoliamo la nostra stessa civiltà dal suo interno, senza rispetto per la nostra comune storia, il nostro dna comunitario. Io non credo che i barbari debbano a forza appartenere ad una generazione particolare, non credo siano il “nuovo che avanza” né tantomeno lo straniero che ci invade. In una visione un po’ manichea potrei dire che dentro ognuno di noi ci siano il bene e il male (scritti con le minuscole, però) e che la collettività, la famiglia, la scuola debbano provare a tirar fuori il meglio che possiamo offrire a questa nostra società. Speriamo solo che non servano nuovi Bellerofonte... March 20 Listino per la libertàAffrontiamo il tema. Voi avreste liberato 5 talebani per far rilasciare Mastrogiacomo? Ieri ero contento, sicuro che fosse stata fatta la cosa giusta, che l'importante era portare a casa un uomo - un giornalista - che con quella guerra non c'entrava niente e che stava lì sono per raccontare la verità. Poi però mi chiedo: 5 talebani di nuovo in giro. Sono i cattivi, i talebani. Quelli con la barba, il fucile etc etc. Ma se per un attimo provo a dimenticare le connotazioni politiche, cosa resta di quelle 5 persone che ora sono tornate sui monti dell'Afghanistan? Senza paura di generalizzare dico dei criminali, degli assassini. Gli stessi che hanno tagliato la gola all'autista di Mastrogiacomo. Uno di loro ha già dichiarato trionfante di non vedere l'ora di imbracciare un fucile e riprendere a combattere. Se Mastrogiacomo fosse stato un giornalista inglese o americano sarebbe probabilmente già morto da un pezzo. Se fosse stato un giornalista tedesco, probabilmente sarebbe ancora con le catene e la ciotola d'acqua davanti perchè "la Germania non si farà ricattare" come dice la Merkel. L'Italia ha agito diversamente. Io non so più se avrei accettato lo "scambio di prigionieri". Adesso temo che l' <italiano> sia terribilmente cresciuto in valore nel listino prezzi dei talebani per rapimenti e sequestri. Ne abbiamo fatti liberare 5, non incoraggiamo a far rapire qualcun'altro? March 13 A week in the lifeAbbey Road. L’ho attraversata anch’io. Il panorama attorno è
cambiato. Le macchine, gli alberi, la gente, tutto è cambiato. Chissà quante
volte avranno rifatto l’asfalto, riverniciato le strisce. Ma io le ho
attraversate lo stesso. Quelle
strisce! Quando mi sono tolto le scarpe per emulare Paul la gente intorno ha iniziato a guardarmi con una faccia strana. È vero, molti non capivano, tanti ridevano ma altri aprivano un sorriso di complicità, proprio quello di chi sta per dire <ho capito cosa vuoi fare e sei proprio matto>! Ho emulato Paul, mi sento stupido ma soddisfatto. Francesco ed io abbiamo poi lasciato i nostri rispettivi messaggi sul muro degli studi di registrazione, ognuno con la propria dedica ed il proprio pensiero in madrepatria, su quello stesso muro che ha conosciuto in quarant’anni le dichiarazioni e le citazioni nelle più varie lingue del mondo. Parliamo dell’ostello. Della nostra camera. Una camera, undici letti. L’uno ammassato all’altro. Densità di popolazione cinese, per capirci. Eppure non c’erano cinesi ma tipi (strani) da tutto il continente e soprattutto uomini “maturi”. Sessantenni, sempre per capirci. L’uno si sveglia alle 6 del mattino per preparare la valigia (e fare un casino assurdo che tanto no, figuriamo se ci dà fastidio a noi che siamo tornati solo 4 ore prima e che magari abbiamo ancora la National Gallery da visitare, no, non ci dà fastidio se apre le dannate tende perché già è incampato quattro volte nella stessa stramaledetta valigia che poi non riesce a chiudere perché è troppo piena e che allora svuota per disperdere il contenuto in una diaspora di buste di plastica del supermarket dietro l’angolo). L’altro lava le sue mutande in uno dei lavandini in camera e le appende vicino al letto (e qui è meglio proprio evitare commenti). L’altro ancora gingilla ad ogni ora con un lucchetto per l’armadietto grande quanto l’armadietto stesso, in acciaio inox, triplice combinazione segreta e dispositivo anti-007. Meraviglioso. Argomento cibo: la patata innanzitutto. Delicious. Jacked potato with beans and cheese (with butter? yes, please). Tipicamente inglese, forse più di quei fish & chips che proprio non hanno nulla di speciale e molto meglio di quelle Onion rings che pure ci hanno dato grandi delusioni. Ma la jacked non delude mai. Almeno quella – la solita – della traversa di Charing Cross Road. In seconda posizione – new entry – si è poi classificato il (mega)kebab del greco di Tottenham Court Road, il primo che mi abbia dato davvero filo da torcere per le dimensioni e per la spropositata quantità di carne e cipolla. Basterebbe come piatto unico. Per una settimana. Infine il ristorante giapponese, novità per me. Noodles buoni ma non ancora abbastanza ardimento per il sushi. Vedremo... E ora tocca all’orientamento geografico. È disarmante la
bravura di Francesco a perdersi per Londra!! Basta girare un angolo o
attraversare la strada per fargli perdere la rotta e sentirlo dire puntualmente
“St. Paul è là, giusto?”. Ennò!! Soho per lui più che un quartiere era la
Black Box di giemmina memoria, per cui
entri da un lato e non sai come, dove e quando ne esci. Ringrazio di aver incontrato Luci e Alessandro. Lo ammetto, davvero una piacevole compagnia in questi giorni. Ed è poi tutto merito loro (o colpa loro dirà Francesco!) se ho avuto la possibilità di guardare Efter Brylluppet, film danese con sottotitoli in inglese davvero bello bello bello (mi avevano promesso un film svedese a dire il vero, ma dopotutto da quelle parti le lingue non fanno grandi differenze e mi sono perfino tornate alla mente alcune parole di quel corso di basic Swedish che pensavo definitivamente defunte). Non è stata una vacanza, non una di quelle comuni ecco. È
stato un viaggio. Attraverso la gente
inglese, innanzitutto. I manager britannici che escono dall’ufficio solo per
rinchiudersi in un pub ed ubriacarsi con un occhio alla cameriera e l’altro
alla partita del Tottenham. Il tipo che parla con l’accetto perfettamente British
delle cassette dei <corsi di Inglese per italiani>. Il tipo – lo stesso –
che ti racconta del suo corso di poesia e si alza in piedi recitando la propria
(di poesia) con qualche fuckin’ e bloody hell in mezzo e tanti tanti
anatemi sul global warming che ci ucciderà tutti (ed è vero!). March 05 Flogsta revivalThis time I post in English in honour of my friend Tobi, who has come to Rome in this weekend and with whom I’ve spent such a good time in all my Erasmus experience in Uppsala. Tobi was the one living in the corridor downstairs in my building and I remember having some nice talks about politics with him or watching a movie with the rest of us, drinking something on those great coaches. I remember the two of us going clubbing in Stockholm with -10°C outside and good music inside. I remember us taking pictures at the mirror in the toilet of the Östgöta Nation or eating pasta in my kitchen at 2 a.m. after having going out. I remember our trip to Göteborg in the wonderful red Volvo with a luggage rack full of stuff. I still remember me, Daniele and him the first Saturday night going out at the Elevation club at the Kalmar Nation. And of course I remember the party in his corridor, with Richard kissing the two girls in the poster and the rest of us having a hard time with a pillow fight.How could I forget all this? |
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talleyrandSe non ora, quando ? Se non io, chi?
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